La storia

Cento e più anni di musica 1887 – 2005

Estratto dall’opuscolo “Cento Anni di Musica” pubblicato nel 1987 in occasione del centesimo anniversario di fondazione del corpo musicale di Barzio

 

I PRIMORDI DEL “CORPO MUSICALE DI BARZIO”

Avvertito da quanto annotava il medico e scrittore inglese Thomas Browne nella sua opera principale “Religio Medici” pubblicata all’età di trentotto anni, nel 1643, dopo aver viaggiato a lungo in Francia, Italia e Paesi Bassi: “Da quando ho compreso gli avvenimenti del mondo e da quando so sotto quali contraffazioni e maschere il tempo presenta sulla scena le cose del passato, io le credo poco più delle cose future”, mi sono reso conto della pericolosa responsabilità affidatami dal Presidente dott. Giovanni Gerosa, nel condensare in qualche pagina, per il primo Centenario di fondazione, la storia del Corpo Musicale S.Cecilia di Barzio e della fragile credibilità che deriva del mio tentativo.

Compito inoltre tanto più gravoso, ove si consideri che non si può prescindere, dalle vicende della realtà comunale, parrocchiale e storica che funge da sfondo, sul quale la vita e le trasformazioni della Banda, come affettuosamente e abitualmente viene chiamata, si sono snodate sono ad oggi. Realtà territoriale già affidata nei suoi primordi storici a Paride della Torre, Giuseppe Arrigoni, Andrea Orlandi, Rodolfo Pezzati, Fermo Magni e che, in tempi più recenti ed attuali, ha avuto cultori illustri come Pietro Pensa, Eugenio Cazzani (autore del pregevolissimo opuscolo edito nel 1978 per il “Novantesimo” della Banda) ed altri ancora; alle loro opere si aggiunge la documentazione offerta dai giornalisti delle varie testate, presenti e scomparse nel corso dei lustri, autorevoli testimonianze di cui queste pagine imprigionano solo una fievolissima eco.

L’esistenza della “Banda Musicale” di Barzio trova testimonianza nel verbale del Consiglio Comunale di Barzio del 21 aprile 1886, dove la proposta di un sussidio “a pro della istruzione della banda musicale” “…suscita vive opposizioni da parte di alcuni Consiglieri che ritengono superfluo il lusso di una banda musicale, la quale si ravvisa impossibile a sussistere trattandosi di un piccolo centro di popolazione qual’è il Comune di Barzio”. ” Dopo animata discussione…” il provvedimento viene messo ai voti e passa con sette voti favorevoli e sei contrari. Il sussidio proposto dall’assessore Ambrogio Arrigoni viene ridotto da quattrocento a duecento lire annue e il “lusso” che aveva già avuto un antecedente nell’autunno 1855 sarà alimentato dalla generosità dei barziesi per cento anni ancora, consentendo la festosa celebrazione in atto, come indiretta fonte di gioia. Si convalida la verità di uno dei più illuminati saggisti del nostro tempo John Kenneth Galbraith che nella “Età dell’incertezza” scriveva: “Il denaro è una cosa singolare. Condivide con l’amore il primo posto come massima fonte di gioia e con la morte il primo posto come massima fonte di ansietà”.

L’anno dopo nel 1887, venne dal Comando della Divisione Militare di Brescia, l’approvazione della divisa del “Corpo musicale di Barzio” definita “l’uniforme” dalla R. Sotto Prefettura di Lecco il 5 Agosto, due giorni dopo la formulazione dell’atto a Brescia, il 3 Agosto, dal che sarebbe lecito dedurre il buon funzionamento dei servizi postali dell’epoca. In tale documento, cui non seguì peraltro la pratica realizzazione, sia il chepì che la “tunica” presentavano la “cetra di metallo argentato” simbolo dall’età mitologica della musica, divenuta poi logotipo del neonato complesso.

Barzio e la zona prosperavano a quel tempo per un importante attività casearia, che trovava riscontro nel settimanale “Il Resegone” dell’11-12 Aprile 1890 “Il movimento di importazione ed esportazione dei latticini è in relazione alla sua scala sempre ascendente e tale commercio prospera assai per modo che nei dintorni di Ballabio, Pasturo, Bajedo, Maggio, Cremeno e Barzio e Introbio, non trovasi famiglia che non si occupi di caseifici”.

Tale  attività che si verrà poi consolidando a livello nazionale ed internazionale, era favorita dagli allevamenti di bovini di razza bruna alpina, con caratteri così definiti da essere qualificata come “linea valsassinese”.

Zootecnica ed agricoltura rappresentavano il cespite più importante per consentire alla popolazione rurale un soddisfacente benessere, in cui si inseriva la dibattuta questione della ferrovia con funicolare Lecco-Taceno, per la quale sulla base degli studi intrapresi dall’Ing. Ferretti, il Corriere della Sera del 26-27 Giugno 1890 prospettava “se ricorrere alla trazione funicolare piuttosto che alla trazione a locomotiva sdentata”.

Ciò che provocava l’immediata replica dell’Ing. Ferretti, ospitata nella “Buca delle lettere” dello steso Corriere il giorno dopo 27-28 Giugno: “…Non si tratta di locomotiva sdentata per la trazione della ferrovia da Lecco a Ballabio, ma di locomotiva a dentiera” (beninteso senza alcun riferimento odontostomatologico!).

Nella seconda metà dell’Ottocento si sviluppò il fenomeno della villeggiatura che in Barzio ebbe il suo centro propulsore, poi comunicatosi all’intero altopiano, sino a modificare la stessa struttura urbana dei paesi interessati: vocazione turistica che senza ricorrere al soggiorno che si dice vi fece attorno al Mille l’imperatore Corrado, la regina Teodolinda a Perledo ed Agnese a Pasturo, veniva decantata da “La Perseveranza” di Como, con riferimento alla ferrovia Lecco-Taceno nell’articolo del 14 Ottobre 1890 “… ma altre a ciò la bellezza dei luoghi che offrono il romanticismo dei paesaggi svizzeri, colle rupi squallide, erte e torreggianti sul verde mite dei prati, di mezzo alla luce limpida e calda del cielo d’Italia, la loro vicinanza ai centri popolosi come Lecco e Milano, e ne faranno sempre più un soggiorno delizioso di villeggianti e un piacevole viaggio di touristes”.

Né può meravigliare che nel favore popolare la Banda assolvesse il compito di eletto mezzo di comunicazione accessibile  a tutti, vincendo forse anche le opposizioni iniziali, e adeguandosi agli altri paesi della valle. A Pasturo, per la festa della Madonna della Cintura il 1° Settembre 1889, sotto sei archi trionfali, la Banda di S. Giovanni alla Castagna accompagnava la processione; riferiva il Resegone del 13-15 Settembre che nel corso di diciotto anni avevano prestato servizio in Valsassina ben novi corpi musicali.

Di rincalzo, “… in Valsassina ci si veniva – scrive Francesco Ogliari, definito “raffinato umanista ed autorità in fatto di trasporti”, dal sindaco di Milano, On. Carlo Pillitteri nella prefazione a “Itinerari” il volume alla sua sesta edizione in tre mesi, che si apre proprio con un omaggio alla Valsassina, nel ricordo di una presenza dell’Autore in Valle – sia per l’aria buona e tepida, assicurata dalla singolare posizione fra lago e monte, sia per la gentilezza del paesaggio e la rude freschezza dell’ospitalità contadina o valligiana, non trasferita ancora sui livelli d’alta e fredda mentalità turistica. Ci si andava a scoprire borghi d’antica nobiltà industriale, fuori dal mondo battuto dalle correnti di traffico ma consolidato dall’onesto profitto da lavorazione dell’acciaio come a Premana… Esemplare stratificazione di tempi passati con l’inesausto sedimento di fatiche, intelligenza, genialità che esaltano anche oggi il sedimento di progresso e di civiltà tipico della terra e della tradizione lombarda, operosità e accezioni: artigianato, industria o arte applicata o semplicemente gran voglia di fare”.

1903 – IL PRIMO STATUTO DEL CORPO MUSICALE DI BARZIO

Proprio questa volontà di fare, nell’enfasi dell’inizio del secolo, non disgiunta da una fondamentale onestà valligiana (il 22 Aprile 1855 il Commissario Distrettuale di Introbio aveva invitato il parroco di Barzio di voler “comunicare dal pergamo che fu trovata una borsa contenente diverse monete d’oro”) indusse i barziesi a sancire l’iniziativa di aver già dato vita alla Banda, con un atto che ne disciplinasse formalmente l’attività ed i compiti: ciò che avvenne con il primo statuto in data 6 Giugno 1903.

Esso riconosceva ai musicanti, con la qualifica di Soci, gli obblighi del versamento della quota fissata dal Presidente e dal Consiglio, nonché dell’acquisto in proprio degli strumenti musicali.

L’attività della Banda era regolata dal Consiglio di Amministrazione, così composto: Manzoni Paolo, Ruffinoni Vittore, Molteni Zaverio, Paroli Giacomo, Rossi Antonio, Manzoni Giovanni, Salvi Angelo, Galbani Antonio, Buzzoni Gilardo, Paroli Lorenzo, Tantardini Giovanni, Arrigoni Paolo, Buzzoni Costante, Ruffinoni Battista, Rossi Giuseppe, Plati Giacomo, Carrera Cesare, Moneta Calimero, Arrigoni Raffaele, Arrigoni Francesco.

L’influenza del Consiglio si estendeva alla vita stessa dei musicanti, richiamando quei principi base della società civile, che già avevano consentito il sorgere della Comunità di Valsassina, retta prima da consuetudini e poi nel 1388 dagli Statuti della Valle: ad ogni Socio si richiedeva infatti un “contegno civile”. Si tramandava così, anche nella normativa statutaria del Corpo Musicale lo stesso scrupolo di onestà di vita, retaggio di virtù antiche e di secolare abitudine al lavoro, che aveva determinato i Consiglieri della Comunità a vigilare affinché il pane fosse di giusto peso “bello e ben cotto”, che il ladro venisse punito, secondo l’entità del furto anche con il taglio della mano destra, mentre colui che avesse violentato una donna avrebbe perso, non solo metaforicamente, la testa; se però la donna fosse stata consenziente, allora tutto si sarebbe composto con una multa ad ognuno di cento lire. Pare tuttavia che il Capo della Comunità (Podestà o Vicario) non sempre rifulgesse di adamantini principi, “tanto è vero, annota il Magni, che nel 1640 il Comune di Premana si credé in dovere di regalargli un pane di zucchero perché quando visitò il paese non fece nulla di male” (Gianola).

Pene pecuniarie di dieci centesimi erano comminate ai musicanti per “cadauna mancanza” alle istruzioni, arrivando per l’assenza senza giustificato motivo a cinque lire.

Due lire in più del costo dell’abbonamento al settimanale cattolico “Il Resegone” (che era di tre lire mentre ogni numero veniva messo in vendita a cinque centesimi) apparso al Lecco il 17-18 Febbraio 1882 coni sottotitoli: “In Domino sperans non infirmabor” (Psal.25) e “Sperando nel Signore non verrò mai meno” (Salmo 25,2). Nel 1899 il settimanale annunciava il cambiamento di formato “perché i caratteri troppo piccoli rendevano difficile la lettura alla gente del popolo”; nello stesso anno offriva “una foto gratuita agli abbonati che si fossero presentati con la ricevuta dell’abbonamento a un certo sig. Bini di Milano” come riferisce Gabriella Rigamonti nella sua tesi di laurea alla Università Cattolica del Sacro Cuore (anno accademico 1972-73). Nel 1906 poi raggiungeva il traguardo di tre fogli, sia per il dilatarsi delle notizie inerenti il territorio sia per il diffondersi del numero di abbonati, oltre a Como, nelle province viciniori di Bergamo, Sondrio, Varese e Milano. Vincolanti erano per i musicanti le norme di comportamento, al punto che eventuali osservazioni avrebbero potuto essere da loro mosse, solo al termine dell’istruzione, alla quale venivano riservati i giorni di martedì, giovedì, sabato; sussisteva la proibizione di far parte di altro corpo musicale e l’impegno “per la rafferma di tre anni a partire dalla data del presente statuto, salvo casi previsti o eccezionali come per malattia, trasferimento di residenza o forza maggiore, e ciò a giudizio del Consiglio di Amministrazione”.

Il richiamo al comportamento corretto verrà sempre rinnovato anche negli statuti successivi del 1913 e del 1928; il Regolamento del Corpo musicale S. Cecilia annesso all’atto costitutivo n. 11883/2460 di rep. del 30 Marzo 1979 così conclude all’art. 8 “Un bravo musicante deve essere anche un bravo cittadino nella vita privata”.

1913 – IL NUOVO STATUTO DELLA “BANDA ALESSANDRO NEGRI”

Con atto 17 Luglio 1913 si considera costituito “Col 1° Gennaio 1913” il Corpo Musicale che all’art. 1, innovando la denominazione “si intitola Banda Alessandro Negri” (maestro di musica), per quanto il timbro apposto prima delle firme rechi la denominazione “Corpo Musicale” Alessandro Negri – Barzio.

Il finanziamento della banda viene assicurato dalla emissione di azioni triennali, ognuna di lire cinque annue o di centesimi quarantacinque mensili. Gli amministratori durano in carica un anno e sono rieleggibili. Vengono disciplinati i poteri del Direttore, del Vice Direttore, del Segretario, del Cassiere e dell’assemblea. al segretario “potrà essere corrisposto un assegno annuo da stabilire dalla Direzione; il Maestro e il Vice Maestro percepiranno uno stipendio annuo pagabile in tre rate posticipate”.

Pur essendo sempre a carico dei musicanti l’acquisto degli strumenti, all’infuori della gran cassa, piatti e tamburi, è previsto un concorso della Direzione sia nella dotazione iniziale che nelle spese di riparazione, fermo restando che “l’istrumento rimarrà di proprietà della Direzione fino a compiuto rimborso delle spese anticipate”; gli spartiti saranno forniti dal Maestro ed a carico della Direzione le spese “per diritti d’autore, carta ed oggetti di cancelleria”. Nove comma, all’art. 27,vengono dedicati alle norme di comportamento , di cui il primo recita “(Il musicante deve) tenere una condotta regolare e corretta, quale si conviene a persone che devono presentarsi in pubblico con una divisa”, mentre cinque capoversi vengono riservati alle diverse ammende per inosservanza del regolamento.

La nuova divisa solennemente inaugurata il 5 Luglio 1914 non avrebbe tuttavia goduto di buoni auspici; nemmeno un anno dopo, il 24 Maggio 1915 da Torino, il Presidente Nazionale del Club Alpino Italiano, senatore Lorenzo Camerano, scriveva: “La Patria chiama i suoi figli al fiero cimento: accorriamo con cuore acceso di sacri amore per la Grande Madre Comune”.

E da Lecco, Mario Cermenati ribadiva ai soci della sezione C.A.I.: “Al fronte richiamo che ci viene dalla regale Torino, incoronata di vittoria, facciamo eco o compagni, gridando ad una sola voce: “Siam pronti!””.

Annota Giulio Selva nell’opuscolo del “Novantesimo” come il Consiglio riunitosi il 13 Aprile 1916 avesse deliberato: “… il Corpo Musicale ha dovuto provvisoriamente sciogliersi, causa la mancanza di musicanti, chiamati alle armi…”. Molti non sarebbero tornati e Fermo Magni in “Guida illustrata della Valsassina (2° ed. Lecco 1926) elenca i nomi dei Caduti Barziesi nella Grande Guerra, che più oltre si portano e dei quali è riverente memoria nel monumento di Piazza Garibaldi, dove, accomunando i Caduti di tutte le Guerre “Africa 1896 – 1915/18 – 1940/45 Grecia Albania – Germania – Rappresaglia in zona 1945 – In servizio – Dispersi” un unico simbolo li avvolge nella Bandiera “Ruggi non domo ed eco fa il Pioverna / forte nell’unge il tricolore serri / simbol che nostra fé nel bronzo eterna”.

1915-1918
ARRIGONI ROCCO, fu Natale, soldato morto sul Monte Cavento il 15.6.1916
ARRIGONI NERI Giovanni di Ambrogio, soldato morto a Malo il 13.10.1919
BUZZONI Antonio di Francesco, caporale, morto sul Monte S. Gabriele il 02.10.1917
BUZZONI Dr. Arturo fu Domenico, s.ten., morto sul Monte Grappa l’8.4.1918
COSTADONI Francesco, di G. Battista, soldato morto all’Osp. Chirurgico di Udine il 26.9.1917
GANASSA Alessandro di Bortolo, caporale, morto a Cima Boazzolo, medaglia bronzo il 25.12.1915
GANASSA Ambrogio Alfredo di Candido, soldato, morto a Nova Vas il 14.8.1916
GANASSA Giovanni fu Stefano, morto per malattia a casa il 19.6.1918
GANASSA Giuseppe fu Stefano, soldato, disperso, il 25.6.1917
INVERNIZZI Antonio, di Giovanni, caporale, morto sul Monte Raula (Caporetto) il 7.8.1916
INVERNIZZI Carlo fu Giuseppe, soldato, morto all’Ospedale da campo il 27.1.1917
INVERNIZZI Carlo di Pietro, soldato, morto a Sirte (Libia) il 29.4.1915
INVERNIZZI Domenico fu Francesco, caporale, morto sul Monte Remerle il 15.6.1916
INVERNIZZI Giovanni Domenico di Giovanni Maria, soldato, disperso in Macedonia
INVERNIZZI Giuseppe di Angelo, soldato, morto a Quero il 30.10.1918
MERLO Candido Felice fu Michele, soldato, morto all’Osp. da Campo di Orvieto il 31.7.1916
MOLTENI Carlo di Calimero, soldato, morto all’Ospedaletto da campo n. 141 il 20.2.1917
MOLTENI Giosuè di Calimero, soldato, morto all’Ospedale di Barletta il 19.9.1918
MOLTENI Giovanni di Calimero, soldato, disperso il 26.9.1915
MOLTENI Isidoro di Giacomo, soldato, disperso il 15.5.1916
MONETA Calimero fu Antonio, soldato, disperso il 25.6.1917
PELLEGATTA Biagio di Giovanni, soldato, morto all’Ospedale di Ivrea il 13.10.1918
PELLEGATTA Romeo di Giovanni, soldato, morto a Pieve di Cadore nell’aprile 1918
PILATI Carlo di Cristoforo, asp. Ufficiale, morto a Crespano del Grappa il 4.5.1918
PILATI Giovanni fu Calimero, soldato, morto a casa per malattia contratta in guerra
PILATI Giuseppe fu Bortolo, soldato, disperso il6.7.1916
PILATI Giuseppe fu Giuseppe, soldato, morto a casa per malattia il 24.4.1922
RIVA Casimiro fu Angelo, soldato, morto in combattimento, medaglia d’argento il 10.9.1915
ROSA Bernardo fu Carlo, soldato, morto a Pieve di Cadore nell’aprile 1018
ROSSI Carlantonio fu Siro, soldato, morto a Monticelli il 30.10.1915
ROSSI Pietro fu Antonio, soldato, morto a Nad Bregon (Carso) il 24.5.1917
SALVI Vittorio di Giuseppe, soldato, morto in prigionia il 9.6.1915
VALSECCHI Carlo di Oreste, soldato, morto a Monte Fio il 7.6.1916
VALSESCHINI Giovanni fu Carlantonio, soldato, morto a Vigevano il 19.10.1918

1928 – AGGIORNAMENTO DELLO STATUTO LA “BANDA GIOVENALE SACCHI”

Se la ricomposizione della Banda, dopo la Prima Guerra Mondiale, grazie ai musicanti reduci ed alle nuove acquisizioni poté dimostrare nel 1920 come il tessuto connettivo del Corpo musicale fosse rimasto integro attraverso le prove degli eventi bellici, una nuova iniziativa sorge a contrassegnarne il cammino, modificandone la denominazione.

Promotori i barziesi Giuseppe Ganassa, Giovanni Pilati, Giuseppe Rosa, Francesco Arrigoni Marocco, Carlo Ruffinoni, Vittorio Ruffinoni, Giovanni Scandella, “si considera costituito col il 1° Gennaio 1928 la Banda “Giovenale Sacchi” si legge nel nuovo statuto, volendosi onorare, è lecito dedurre, il sacerdote barnabita “gloria italiana di ceppo barziese”, come ha scritto Eugenio Cazzani nella ricca monografia del docente di lettere e di musologia che aveva dedicato un tentennio della sua vita allo studio della teoria musicale e della composizione, perseguendo l’obiettivo di una riforma della musica sacra in Italia. Primogenito fra quattro fratelli, battezzato il 26 Novembre 1726 nella chiesa di S. Giorgio al Palazzo a Milano, come Giovanni Giacomo Alessandro Giuseppe Francesco, a diciassette anni, all’atto della pronuncia dei voti nel Noviziato di Monza della Congregazione di S. Paolo, come attestato dal Registro delle Professioni, il 14 Ottobre 1743, cambiò il nome di Giacomo in Giovenale.

La Banda prosegue così la sua benemerita attività, fatta segno al riconoscimento della Amministrazione Comunale di Barzio, con l’erogazione di un contributo di Lire cinquecento (20 Ottobre 1934) “per i servizi sociali che il Corpo eseguisce a condecorare le pubbliche manifestazioni e le cerimonie religiose politiche e civili, convenuto altresì che la istituzione è emanazione per non dire che contribuisce e si identifica nel locale sodalizio Dopolavoro Comunale, regolarmente inquadrato fra le organizzazioni del regime”.

Coerente all’assunto dell’articolo 1 dello statuto di non avere alcun scopo politico, il Corpo Musicale rispecchia la verità di Bettina von Arnim, la scrittrice tedesca, sorella di Clemens Brentano famosa per la spiritosa invenzione di un suo carteggio con Goethe: “La musica è la mediatrice della vita spirituale con la materiale”. In piazza Garibaldi, accompagnando le processioni nelle ricorrenze civili, sfilando per le sei vie di Barzio dedicate a personaggi della Casata dei Manzoni, la Banda Giovenale Sacchi portava ovunque l’importanza musicale di una tradizione di dignità, di operosità, partecipe della comunità barziese che in essa si identificava, orgoglio che si accrescerà con l’apporto folcloristico delle majorettes, affiancatesi al Corpo Musicale S. Cecilia, come avverrà nel 1978, cui seguirà formale statuto con atto n. 14692/2998 di rep. in data 26 Febbraio 1981, e il Consiglio composto da Oscar Buzzoni, Attilio Canali, Mario Arturo Buzzoni, Carlo canali, Giovanni Plati, Elena Casari, Pier Ambrogio Pozzoni, Pietro Spreafico e Locatelli Amelia Spreafico.

A Barzio, intanto, nel 1932 su progetto dell’Arch. Bettoli della Scuola del Beato Angelico di Milano, si disponevano planimetrie e disegni per l’ampliamento della Parrocchiale, da rivolgere a valle (le colonne del pronao adempiranno la stessa funzione nel portichetto della farmacia, sarebbe come dire dalla salute dell’anima a quella del corpo); nel 1938 viene completata l’asfaltatura delle strade; a Lecco nell’aprile 1939 viene installato il primo distributore di carburante “…un brutto coso di forma cilindrica con in cima una specie di conchiglia su cui splende la parola “benzina”” annota Arnaldo Ruggiero in “Itinerari turistici valsassinesi”; nell’Aprile 1939 nel mondo rimane inascoltata la voce di Sua Santità Pio XII da Castel Gandolfo, perché trionfino la giustizia e la pace; in Italia entrano in vigore il 1° febbraio 1940 le tessere annonarie, cominciando con lo zucchero e il caffè, il 9 Aprile 1940 le forze naziste invadono la Danimarca e la Norvegia: si è aperto l dramma della Seconda Guerra mondiale. Il 21 Giugno 1945 Ferruccio Parri in nome dei Caduti per la libertà inaugura a Montecitorio la prima Assemblea democratica dell’Italia libera.

I vuoti lasciati fra i musicanti per i nuovi eventi bellici si ricompongono, nel 1946, per effetto della volontà tenace e dell’entusiasmo di tutti nel voler mantenere viva una tradizione che è sempre stata l’orgoglio del paese. Ma sulla strada di Damasco della banda Giovenale Sacchi è ferma una donna, anzi una Santa, Santa Cecilia.

1951 – IL CORPO MUSICALE S. CECILIA DI BARZIO

Santa Cecilia, nobile romana, martire probabilmente all’inizio del IV sec. è stata adottata dalla fine del XIV secolo a Patrona dei musicisti, la sua iconografia è abbondante soprattutto in Italia e in Germania; nella provincia di Como i Corpi Musicali con il suo nome assommano a ventidue. Così invariate le finalità della Banda barziese, la denominazione ufficiale viene sancita vari anni dopo, con atto n. 11883/2460 di rep. del 30 marzo 1979, da cui risultano le designazioni: del Cav. Mario Arturo Buzzoni a Presidente per aver dedicato al Complesso un trentennio di incomparabile esperienza e di accesa passione, del Dott. Giovanni Gerosa a Vice Presidente (e suo successore nel 1981) di Attilio canali, Elena Casari, Pier Ambrogio Pozzoni, Agostino Selva, Oscar Buzzoni, Pietro Spreafico, Carlo Canali, Gianfranco Canali, Giovanni Plati, Gaspare Rosa, Angelo Canali, Giacomo Camozzini, Antonio Scandella, Lorenzo Scandella, a COnsiglieri. Viene aggiornato lo statuto che ricalca nelle linee essenziali i principi informatori dei precedenti, completandolo con un Regolamento.

La Banda offre sempre la sua partecipazione agli avvenimenti e festività locali. Il concerto di Pasqua del 1954 si svolse con il programma: “Re e Patria” marcia; “Festa Campestre” sinfonia; “Milano” marcia sinfonica (toccando il cuore di tutti i villeggianti!); “Campane di Corneville” operetta, concludendo con “Piccolo Caporale” marcia. Non meno attiva negli anni è la presenza del Complesso ai raduni delle Bande, nelle varie località,a Barzio nell’ospitale Oratorio ed ai concorsi indetti dalla Amministrazione Provinciale di Como e dall’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori, atteso che, come scriveva quest’ultimo (foglio 4235 del 15 Ottobre 1962) “…nel settore artistico culturale per la divulgazione della musica fra il popolo, la banda è stata e sempre sarà l’espressione e il mezzo più efficace e diretto per diffondere le melodie più care e perché la musica intesa come opera d’arte rispecchia quasi sempre lo stato morale della Nazione”.

Frequenti e consuetudinari divengono i trattenimenti musicali offerti agli Anziani, agli Ospiti della Casa S. Antonio di barzio, alla Casa di Riposo per Coniugi in via dei Cinquecento a Milano, costituendo qui applaudita attrazione per loro ed il quartiere intero, così come linfa nuova e felice integrazione divenne la presenza nella banda degli elementi femminili di cui nel 1974 Cinzia Plati aprì la serie.

Episodio indimenticabile la “trasferta” a Pietra Ligure della banda con i suoi trentanove elementi, sette allievi e le quattordici majorettes il 4/5 Aprile 1981 all’insegna “La Valsassina per o suoi ottantacinque anziani” di Barzio, Cremeno, Cassina, in soggiorno climatico nella Riviera delle Palme. L’iniziativa promossa e sponsorizzata dalla Amministrazione Comunale di Cremeno ed in proprio dal sindaco Geom. Giovanni Valsecchi, affidata per l’organizzazione all’Assessore Bruno Invernizzi e al dr. Riccardo Lolla Villa, ebbe la Confortatrice Benedizione delle Loro Eminenze i Cardinali Siri di Genova e Carlo Maria Martini di Milano, l’incoraggiamento della Presidenza della Repubblica, l’adesione di S.E. il Prefetto di Como dott. Nicolò Alì, del Sindaco On. Carlo Tognoli di Milano ed altri. Dopo uno scambio di auguri con i pensionati, a cura dei Lions Clubs Valsassina e Alassio all’Hotel Corallo, un eccezionale concerto ebbe luogo la sera all’Auditorium “La Pietra” con la direzione del M.° Felice Pifferetti. Parole di vivo elogio vennero rivolte dal Sindaco dott. Negro e rinnovate nel corso del rinfresco tenutosi la Grand Hotel Royal, con lo scambio dei doni fra le autorità valsassinesi e di Pietro. Domenica mattina dopo la S. Messa concelebrata dal parroco di Cremeno Don Vincenzo Arrigoni e dal direttore della Pastorale del Turismo della Curia arcivescovile di Milano, Don Giovanni Tremolada, e l’omelia di Mons. Luigi Rembaldo, prevosto di Pietra, seguì la sfilata dei musicanti e delle majorettes sul lungomare, e per le vie della città, sino al concerto di chiusura in piazza XX Settembre, all’unisono con la Società Filarmonica “Guido Moretti” la Banda più antica d’Italia, essendosi costituita l’8 Luglio 1518. Una marea di folla plaudente e la conferma come scrisse su “L’Ordine” di Como Enzo Venini “…il volersi bene non ha alcuna età”.

L’ANNO DEL CENTENARIO

Il Centenario ha rappresentato per la Banda e le sue majorettes l’inaugurazione della nuova divisa e il debutto all’estero, in Svizzera, domenica 7 Giugno 1987, a Locarno in occasione della 34° Festa dei Fiori. Venticinquemila spettatori hanno acclamato il corteo di carri infiorati con trecentomila corolle, della bande e dei gruppi folcloristici dall’Olanda, dalle Valli del Canton Ticino, dall’Italia. Durante la giornata la Banda tenne tre esibizioni, la prima al centro dei giardini del Kursaal, la seconda nella festosa cornice del parco al Grand Hotel, dove il M.° Luigi Fioroni ricreò una romantica atmosfera fin de siècle, e in chiusura, in piazza Grande, sempre accompagnati dalle coreografie delle ammiratissime majorettes, poco prima che le nuvole cariche della pioggia trattenuta durante il giorno, si confondessero nel tardo pomeriggio, con le acque de lago, ansiose di ricongiungersi con le loro sorelle, le acque del cielo. Ottima l’organizzazione predisposta dal Presidente Ernesto Gianettoni (che dopo aver prestigiosamente tenuto il mandato per decenni, ha annunciato ora il suo ritiro) accurata l’ospitalità al ristorante Rose Seegarten, amabilissima la nostra accompagnatrice designata dal Comitato Svizzero Monica De Carli, encomiabile la segretarie-tesoriere Elena Casari; confortevole il pulmann sella SAL di Lecco, affidato alla perizia di Luigi Sech. Una missione di italianità, coordinata dal dr. Riccardo Lolla Villa con la mediazione del direttore dell’Ufficio Nazionale Svizzero del Turismo di Milano Marco Bronzini, portata con decoro di comportamento e prestigio artistico, da inserire nell’albo dei più gratificanti ricordi per la Valsassina, Barzio e la provincia di Como.

COMMIATO

Ma l’anno del centenario non è ancora concluso, le manifestazioni celebrative della festa di S. Cecilia 1987, all’atto della stampa del presente opuscolo, sono ancora all’esame del Consiglio Direttivo e quest’ultima pagina pone fine a quella “discesa nel passato” – valida anche per il Corpo Musicale s. Cecilia – come scriveva nel 1943 Mario Borsa, nel delizioso libretto “Barzio, cenni storici” riproposto nel n. 4 dagli “Archivi di Lecco”.

Passato che già faceva dire in “Lettere morali a Lucillo” al filosofo e scrittore latino Lucio Anneo Seneca che cercò in se stesso un mondo morale ancorato alla saggezza: “La nostra vita è un attimo, anzi ancor più breve di un attimo: ma la natura si prese giuoco anche di questo nonnulla dandogli l’apparenza di un tempo abbastanza lungo”.

Forse lunga potrà essere parsa al lettore anche la scorsa a queste note, che seppur episodicamente, avrebbero voluto rendere onore alla istituzione barziese, con la modestia di quelle “margheritine” – per chiudere ancora con Mario Borsa – che “crescono ai margini della grande strada nella sua parte sterrata e battuta e sono quelle che hanno sempre qualche cosa da dirci”.

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